Mi sono chiesta, sulla scia del boato mediatico che ha provocato, che cosa ne pensassi del famoso sms inviato da Dario Franceschini, pezzo da novanta del Pd, per appoggiare la sua compagna.
Tranquilli: io normalmente mi faccio domande e mi dò risposte. In altre parole me la faccio e me la dico.
Punto I. Franceschini non ha sperperato soldi pubblici per promuovere una personale campagna elettorale a favore della compagna, m ha usato il suo cellulare personale, ha scritto a 10 persone, che sono amici stretti. Quelli che insomma, ci si trova per un caffè, o a cena (e che adesso saranno 9).
Punto II. Ma se avesse spinto con sotterfugi e ammiccamenti poco leali alla candidatura della fidanzata io capisco pure. In fondo ci danno fastidio tutti coloro che sponsorizzano una moglie, un marito, un amante, un figlio, un cugino (e l'Italia, ahimè, è piena di questi esempi). La differenza sta proprio qui, nell'avere inviato un messaggio personale, senza costringere o ricattare nessuno (cosa che una volta a me successe: un "amico" mi prende da parte e mi fa "Dai Anna, dì ai tuoi di votare per quel ragazzo che gli ha regalato quella volta i biglietti per tal spettacolo". Non ho più votato per lui. E neanche i mei).
Punto III. All we need is love. Sarà pure retorico, ma brava la Santanchè: finalmente qualcuno che invece di sparare a zero facendo a pezzi gli avversari dice qualcosa di buono. Mi piace quando scende in campi questa Politica oltre le fazioni, non la politichetta gossippara e anche piuttosto squallida a cui siamo abituati da Arcore in avanti.
Punto IV, e ho finito. Posto che la scelta di ognuno è libera, per una volta non facciamo le pecore e pensiamo con la nostra testa. Tipo, leggiamo bene il testo del messaggio imputato: "Caro Xxx, se voti a Roma posso proporti di dare la preferenza a Michela Di Biase, la mia compagna, che si candida in consiglio comunale? Dario". Non c'è nulla di male in questo, non è certo riprovevole come mandare a casa una persona che lavora per piazzare la fidanzata. Questo sarebbe stato molto peggio, ed è lì che bisogna arrabbiarsi e sollevare uno spolvero e mediatico, magari sputando in un occhio a chi fa questo genere di cose. Perché, come dicevo, di esempi come questo su cui sarebbe giusto accanirsi, in Italia ce ne sono molti...
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domenica 26 maggio 2013
sabato 20 aprile 2013
Cambiare
Potrei parlare di quanto sia desolante questo scenario di politica agonizzante (Pd allo sfacelo, destra pure ormai da un pezzo, con il maschio Alfa Berlusconi che non molla; e i grillini-strillini che sono un muro di gomma contro cui rimbalza anche il buonsenso, tra le altre cose). Politici corrotti e impegnati a proteggere i loro interessi, che sono la vera vergogna di un paese in cui chi veramente questo Pese lo fa, paga e basta: gli italiani, con neanche mille euro di stipendio al mese, se uno stipendio c'è (e se il lavoro c'è). Ce ne sarebbero molte, di cose da dire.
Ma non sono un'esperta del settore, non c'è niente di più lontano da me della politica, quindi sono l'ultima a poter/dover parlare. Consiglio a tutti però di dare una letta all'editoriale di Mario Calabresi su La Stampa di oggi, il "mio" giornale. Un'analisi attenta, che aiuta a farsi un'idea non di parte.
Invece di commentare quando sia deprimente la situazione dopo la tempesta di ieri, vorrei guardare un po' più in là. E lo faccio citando uno il cui QI era un tantino al di sopra del mio. Perché penso che in fondo, a volte, anche i temporali più violenti siano necessari.
Da qualche tempo è diventato il mio personale mantra:
"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi (anche nei partiti, ndr) è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere 'superato'.
"Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. LA VERA CRISI È LA CRISI DELL'INCOMPETENZA. L'inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia di cercare soluzioni e vie d'uscita.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine. Una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. È NELLA CRISI CHE È ERGE IL MEGLIO DI OGNUNO, PERCHÈ SENZA CRISI TUTTI I VENTI SONO LIEVI BREZZE. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. FINIAMOLA UNA VOLTA PER TUTTE CON L'UNICA CRISI PERICOLOSA, CHE È LA TRAGEDIA DI NON VOLER LOTTARE PER SUPERARLA.
A. Einstein.
Ma non sono un'esperta del settore, non c'è niente di più lontano da me della politica, quindi sono l'ultima a poter/dover parlare. Consiglio a tutti però di dare una letta all'editoriale di Mario Calabresi su La Stampa di oggi, il "mio" giornale. Un'analisi attenta, che aiuta a farsi un'idea non di parte.
Invece di commentare quando sia deprimente la situazione dopo la tempesta di ieri, vorrei guardare un po' più in là. E lo faccio citando uno il cui QI era un tantino al di sopra del mio. Perché penso che in fondo, a volte, anche i temporali più violenti siano necessari.
Da qualche tempo è diventato il mio personale mantra:
"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi (anche nei partiti, ndr) è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere 'superato'.
"Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. LA VERA CRISI È LA CRISI DELL'INCOMPETENZA. L'inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia di cercare soluzioni e vie d'uscita.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine. Una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. È NELLA CRISI CHE È ERGE IL MEGLIO DI OGNUNO, PERCHÈ SENZA CRISI TUTTI I VENTI SONO LIEVI BREZZE. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. FINIAMOLA UNA VOLTA PER TUTTE CON L'UNICA CRISI PERICOLOSA, CHE È LA TRAGEDIA DI NON VOLER LOTTARE PER SUPERARLA.
A. Einstein.
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